Direzione 1 di 5 Completata
Comunità
Chiunque arriva trova posto. Chi ha bisogno chiede, chi può aiuta.
Il valore · 1 di 3
Chiedere aiuto è normale, e offrirlo anche: un passaggio, una parola di conforto, un’attenzione in più per le persone più fragili, un invito a condividere il pasto se vediamo qualcuno da solo. Comunità vuol dire anche incontrarsi alla pari: chi partecipa, chi fa volontariato, chi lavora e chi sale sul palco si incontra da persona a persona: così mille sconosciuti diventano una tribù.
Il valore · 2 di 3
Ma una tribù non si forma da sola. Accogliere vuol dire accorgersi di chi è intorno a noi, soprattutto di chi fatica a entrare: chi è alla prima volta, chi non riesce a rompere il ghiaccio, chi ha un corpo, un’età, un credo, una storia o possibilità economiche diverse dalle nostre.
Il valore · 3 di 3
La fiducia comincia prima di sapere chi abbiamo davanti e prima di avere un motivo per fidarci.
Ad esempio
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Ad esempio · 1 di 8
Se abbiamo bisogno, chiediamo, anche per le piccole cose: un passaggio, un consiglio, due parole quando le emozioni sono forti e ci sentiamo persi…
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Ad esempio · 2 di 8
Quando qualcuno ci chiede aiuto, diciamo con chiarezza fin dove possiamo arrivare.
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Ad esempio · 3 di 8
Condividiamo qualcosa di nostro: un gioco, un canto, un’idea, la nostra arte, due braccia. Così cresce il senso di unione.
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Ad esempio · 4 di 8
Teniamo aperti i gruppi: in un cerchio, a tavola o in chat c’è sempre posto per una persona in più e per qualcuno che faccia da ponte.
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Ad esempio · 5 di 8
Un gruppo resta vivo se qualcuno se ne prende cura: accogliere chi arriva, scrivere in chat, accorgersi di chi manca da un po’.
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Ad esempio · 6 di 8
Possiamo salutarci anche senza conoscerci: un ciao o un sorriso bastano per cominciare.
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Ad esempio · 7 di 8
Se vediamo una persona in disparte, possiamo invitarla: «Ti va di unirti a noi?». Se preferisce restare per conto suo, va bene così.
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Ad esempio · 8 di 8
Ci guardiamo intorno. Se una persona sembra in difficoltà, ci avviciniamo e chiediamo: «Posso fare qualcosa per te?». Poi rispettiamo la sua risposta.